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Mentre il successo cresceva a dismisura, la rivista vendeva in edicola anche più di 50.000 copie, alla redazione del Male arrivavano puntualmente denunce e in alcune occasioni anche i carabinieri per delle perquisizioni. "Fui arrestato e incarcerato per quattro giorni- ricorda Vincenzo Sparagna- ma questo valse, piú che da deterrente, da incentivo pubblicitario, portando le vendite del giornale a 80.000 copie". Per nulla scoraggiati da questa persecuzione, i redattori del Male portavano ogni settimana la loro satira in territori sempre inesplorati sfornando trovate sempre caustiche e originali, come falsificare pagine di autorevoli quotidiani italiani. Si poteva comprare il Male e trovarvi allegato "dieci grammi di droga gratis", in realtà si trattava di una bustina con del pepe, e sfogliando la rivista poteva capitare di leggere una storia a fumetti che raccontava la scomparsa di Albino Luciani come fosse un 'giallo' Mondadori. Il Male è morto nel 1982 anche se a metà anni '90, proprio quando Silvio Berlusconi iniziava la sua avventura politica, ricomparve per tempo breve in edicola sotto una nuova veste portandosi addosso il peso del tempo che era trascorso dall'uscita dell'ultimo numero.
"(...) mi chiedo se non abbiamo bisogno di un nuovo Male o se l'informazione della nostra patria criminale non sia già completamente falsa come le prime pagine fasulle di quel foglio satirico".
Ascanio Celestini, attore
(da: il Manifesto del 19/12/2009)
La mostra a Schio (VI), Palazzo Fogazzaro, Luglio 2010CONTINUA DALLA PRIMA
Il Male riuscì a camuffare il falso così bene da rendere l’incredibile più vero della realtà stessa. La redazione, tra il 1978 e il 1982, ha falsificato, e mandato in edicola a fianco della stampa "ufficiale", decine e decine di quotidiani italiani e internazionali facendo apparire in prima pagina notizie improbabili (o fantasie di molti?) che stravolgevano la cronaca o denudavano i protagonisti di quella stagione politica. La tradizione dei "falsi" è poi continuata sul mensile Frigidaire fino ai primi anni del 2000. L’idea venne a un grafico, Marcello Borsetti, che mostrò alla redazione come, se la rivista veniva aperta e rigirata, il paginone centrale, mascherato da un qualsiasi quotidiano nazionale, diventava la nuova prima pagina del Male. In questo modo i "falsi" cominciarono a invadere le edicole di tutta Italia. Il primo atto di questa guerrilla mediatica fu una falsa copia della Repubblica di Eugenio Scalfari che, nel torbido clima dei funerali di Aldo Moro, annunciava a caratteri cubitali: "Lo Stato si è estinto".All'indomani dell'uscita, il direttore del quotidiano, quello vero, minacciò di denunciare il Male. Ma la redazione della rivista satirica, entusiasta della nuova trovata, non si fece scoraggiare dalle parole di Scalfari e ben presto i falsi continuarono ad andare in edicola, e le denunce ad arrivare. "Subito dopo l'eliminazione della nazionale di Bearzot da parte degli olandesi nella semifinale del mondiale argentino del '78- come ricorda Vincenzo Sparagna in "Falsi da ridere"- fu il turno del Corriere dello Sport: 'Annullati i mondiali!'."Ormai era un falso giornale scritto in modo già quasi completo- continua Sparagna- con articoli, notizie e cronache deliranti. Ci furono qua e là piccole manifestazioni tricolori per festeggiare il recupero dell'Italia (...) e, naturalmente, il direttore del Corriere, Giorgio Tosatti, inferocito per l'inconcepibile affronto alle cronache sportive ci denunciò." I giornali che venirono falsificati furono moltissimi: dal Corriere della Sera al Messaggero, dall'Osservatore Romano a il Giornale di Montanelli.E la trovata fu portata addirittura anche oltre i confini nazionali con perfette e deliranti falsi della Pravda russa, del Times inglese e della polacca Trybuna Ludu. I 'falsi’ restano un piccolo gioiellino, incoronano forse il punto più alto toccato dalla rivista nella sua storia e ne celebrano la massima popolarità. Un’affilatissima performance satirica nonché una delle più riuscite pratiche di sabotaggio mediatico perpetrato in Italia negli ultimi trent’anni.